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Ball

Dino Rađa

Per fare un esempio, dopo la mia carriera di giocatore ho fatto il dirigente, il presidente della società di Spalato, e mi sono reso conto che oggi anche i bambini o i ragazzi di dieci, quindici o vent’anni giocano pensando ai soldi, mentre noi giocavamo per amore della pallacanestro. Oggi i genitori sono lì a gridare parolacce ai figli degli altri, oggi un macellaio pensa di conoscere la pallacanestro meglio dell’allenatore. E non sto scherzando; quando ero presidente viene da me un signore che fa il macellaio e ha un figlio che gioca da noi ed è un lungo. Tutti sanno che di solito i pivot crescono un po’ dopo gli altri, e suo figlio non era tanto coordinato, ci volevano pazienza e lavoro, la crescita sarebbe stata lenta. La prima volta questo signore mi chiede: «Dino, perché mio figlio non gioca?». E viene una volta, due, tre, quattro volte. Alla fine pretende di fare una riunione con me, lui e il direttore sportivo. Subito comincia a parlare, e ci dice: «Ho capito cosa state facendo in realtà». «Dimmi» gli rispondo. «Lo fate apposta a non fare giocare mio figlio, perché volete distruggerlo». Io lo guardo, mi alzo, gli do la mano e gli dico: «Bravo, tu sei la prima persona che ha davvero capito quello che vogliamo fare in questa società. Tu sei un genio». Gli ho dato i documenti del ragazzo, ho firmato il nulla osta e gli ho detto: «Vai pure». Ovviamente suo figlio non è finito da nessuna parte, neanche in serie C.
basketball | hard work | management | money | parents | passion | player development
Libro: 'Jugobasket. Tre generazioni leggendarie' (pag. 185-186)
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