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Ball

Bogdan Tanjević

Mirza parlava poco, ha sempre parlato poco, ma era straintelligente, e ogni sua frase era una sentenza, e avendo imparato a conoscerlo ho sempre evitato di fare l’errore più tragico che avrei potuto commettere. Aveva una parola sola, una faccia sola, se gli avessi chiesto di giocare con noi nel momento sbagliato e mi avesse risposto di no, non sarebbe mai tornato sui suoi passi. Un altro elemento al quale feci attenzione fu di non parlare mai in modo negativo della squadra di Belgrado che lo stava aspettando, il Partizan. Lì allenava il leggendario Ranko Žeravica, che era anche il coach della Nazionale, e poi c’erano già Dražen “Praja” Dalipagić e Dragan Kićanović, due campioni totali. Quindi da una parte confermavo a Mirza che a Belgrado avrebbe trovato una realtà enorme, importantissima, ma dall’altra condividevo con lui i miei sogni per il Bosna. Un’ultima cosa che non ho mai fatto è stato spingere sul fatto che venendo da noi sarebbe rimasto in Bosnia anziché andare nella capitale del mondo serbo. Ci tengo a dire che ero strajugoslavo, per me Belgrado o Sarajevo non faceva alcuna differenza, né avrebbe dovuto farne per gli altri. In ogni modo, quando il mio segretario mi confessò che i genitori erano d’accordo perché venisse a giocare con noi, potei finalmente chiederglielo, e la risposta fu un bel sì.
Dragan Kićanović | Dražen 'Praja' Dalipagić | IQ | Mirza Delibašić | Ranko Žeravica | basketball
Libro: 'Jugobasket. Tre generazioni leggendarie' (pag. 31)
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