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Ball

Predrag 'Saša' Danilović

Per tutta la vita la mia sicurezza in campo veniva dal fatto che avevo sempre potuto allenarmi fortissimo, aggiungere carichi di lavoro molto importanti a quello che mi chiedeva la squadra. Ma dopo i primi acciacchi alle caviglie ho visto che facevo fatica a mantenere quell’intensità, così un bel pomeriggio ho finito l’allenamento, ho fatto i miei trecento tiri, e poi mi sono detto: at salùt, per me la carriera finisce qui. So che ero ancora giovane e so che avrei potuto guadagnare altri cinque o sei milioni di euro magari accettando un po’ di panchina, facendo il fenomeno da baraccone che la gente voleva vedere a roster ma che non era più in grado di giocare come prima. Non era una cosa per me, avevo già guadagnato abbastanza e, soprattutto, avevo vinto abbastanza. In più mia moglie era incinta, la casa qui a Belgrado era pronta, era davvero il momento giusto per ritirarmi. E ovviamente non me ne sono mai pentito, credo di avere fatto la cosa giusta.
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Libro: 'Jugobasket. Tre generazioni leggendarie' (pag. 268)
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