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Ball

Željko Obradović

Quindi l’atteggiamento giusto è sempre vivere nell’adesso. In questo momento la mia mente è rivolta a Krka, alla partita con loro; poi andiamo a giocare in Francia contro l’Asvel, e poi abbiamo due partite qui in casa, perciò la mia mente è rivolta a questo. Io vivo nel presente, e c’è una frase detta da persone più intelligenti di me che ho fatto mia: «Tu sei quello che pensi». Se i tuoi pensieri sono positivi la tua vita è positiva, se i tuoi pensieri sono negativi la negatività ti entrerà dentro. E io, che sono realista, analizzo solo le cose che posso controllare. È inutile pensare di essere migliori o peggiori di qualcun altro, non serve a niente. Noi dobbiamo continuare a soffrire per fare qualcosa di buono, per migliorare la nostra vita. Credo nella sofferenza, nel duro lavoro, il segreto sta tutto qui. E anche dal punto di vista tecnico, oggi la situazione è molto differente da quando ho cominciato a lavorare. In questi giorni, come dicevo, ho avuto ospite Marco, un allenatore amico di Gigi Datome, e lui ha assistito ai nostri allenamenti. Il signore seduto dietro di noi è un allenatore serbo che lavora in Africa, e sta imparando i nostri metodi per esportarli lì, è qui dalla nostra prestagione. Di recente poi mi ha chiamato Pini Gershon per chiedere se può mandare qui il coach della Nazionale israeliana per qualche giorno, ovviamente ho detto di sì. Sono molto felice se posso aiutare altri allenatori, specie se sono giovani; ma oggi non ci sono più autentici segreti, qualche anno fa esistevano, ma adesso basta andare su questa merda di telefonino e scopri tutto quello che c’è da vedere. Puoi vedere ogni partita, ogni singolo gioco in attacco e in difesa. Ma poi dipende da te, puoi guardare tutto quello che vuoi, ma poi hai la tua squadra, che è diversa da tutte le altre, e devi decidere cosa fare con tutto quello che hai visto.
Luigi Datome | Pini Gershon | attitude | basketball | coaching | control | hard work | present moment | smartphones
Libro: 'Jugobasket. Tre generazioni leggendarie' (pag. 160-161)
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