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Ball

Dino Rađa

Con Rick Mahorn e Michael Cooper, poi, avevamo un’ottima squadra, ma il primo problema era Bianchini. Lui era un grande nome, però non faceva un cazzo, purtroppo non faceva un cazzo. Io arrivavo da cinque-sei ore di allenamento al giorno, e mi sono trovato allenamenti da un’ora e mezzo. Non so se fosse una cosa comune in Italia, non ho mai chiesto cosa facessero gli altri, ma a Roma gli allenamenti al mattino erano solo due volte a settimana e anche lì si faceva solo tiro. Se la partita era domenica ci allenavamo il sabato mattina, poi giocavamo, poi non facevamo più niente. Lunedì libero, martedì mattina libero, allenamento martedì pomeriggio. Da sabato mattina a martedì sera avevamo solo una partita. Quando ci allenavamo due volte al giorno, alla mattina facevamo tiro per quarantacinque minuti, al pomeriggio un’ora e mezzo di allenamento in cui Bianchini parlava per mezz’ora. Per questo ho preso il mio preparatore atletico e sono tornato ad alzare il mio livello, ma gli altri non hanno fatto altrettanto. Il fatto è che io ho sempre guadagnato tanto fuori dalla Jugoslavia, ma quando andavo via da una squadra volevo potere guardare negli occhi la gente che mi aveva pagato tanti soldi, non guardare per terra e ciao; e potergli dire: ok, mi hai pagato tanto ma io ho dato tutto per essere un professionista ed essere onesto. Volevo guadagnare i miei soldi, non rubarli.
Michael Cooper | Rick Mahorn | Valerie Bianchini | basketball | hard work | salaries | training
Libro: 'Jugobasket. Tre generazioni leggendarie' (pag. 179-180)
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