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Ball

Dino Rađa

Se vincevamo era merito della squadra, ma se perdevamo la colpa era solo mia. Ero da solo, e sono dovuto crescere molto come uomo prima, e come giocatore poi. Oltre alla parte mentale, al Messaggero ho dovuto imparare un’altra lezione molto importante sul campo. A Spalato venivo da un metodo di lavoro molto serio e molto intenso, almeno cinque o sei ore al giorno; invece con mia grande sorpresa arrivo a Roma e mi rendo conto che lì non si fa un cazzo. La preparazione atletica era come un gioco, uno scherzo, all’inizio pensavo realmente che scherzassero. Il primo allenamento è consistito in dodici minuti di corsa blanda sul perimetro del campo di calcio, poi ci hanno chiesto di fare quattro diagonali; ma non al cento per cento, e mentre correvamo gli allenatori ci dicevano: «Piano, piano». Dopo le quattro diagonali io ho detto: «Ok, ci siamo riscaldati, adesso andiamo a lavorare», invece era finito tutto. A casa, tutti a casa.
Rome | basketball | training
Libro: 'Jugobasket. Tre generazioni leggendarie' (pag. 178)
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