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Ball

Aleksandar 'Aco' Petrović

Da giocatore lo stipendio era buono, ma potevi viverci confortevolmente di mese in mese, niente di più. I primi soldi che ho potuto mettere via sono venuti dallo stipendio con la Scavolini, quando sono venuto a giocare in Italia. Prima avevo i soldi per una vita perfetta, ma non riuscivo a risparmiare o a comprare qualcosa di veramente speciale. Ero comunque felice, e con me tutti i miei compagni. A ventitré anni, negli anni d’oro del Cibona, non pensavo a diventare ricco ma mi godevo la mia situazione in campo e fuori. Ero felicissimo di giocare a basket per vivere, d’estate tornavo a casa a Sebenico, ero un atleta famoso e contento di quello che facevo. Di conseguenza non avevo invidia per nessuno, neppure per i colleghi di altre nazioni che guadagnavano di più. In più tutti i giocatori della mia generazione sapevano che se eri un atleta della Nazionale con più di cento presenze potevi espatriare a ventisei anni, non più a ventotto; quindi se avessimo aspettato saremmo passati alla cassa un po’ più tardi, tutto lì. E poi non c’era solo lo stipendio vero e proprio, esisteva anche un sistema di premi che si accumulavano, alla prima vittoria duecento dollari, alla seconda quattrocento, e così via. Andò a finire che vincemmo così tanto che Mirko cercò di tagliarli, perché erano diventati un sacco di soldi.
KK Cibona | Mirko Novosel | VL Pesaro | basketball | salaries | Šibenik
Libro: 'Jugobasket. Tre generazioni leggendarie' (pag. 129)
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