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Željko Obradović

In più, subito dopo gli Europei, si scatenò tutta la situazione relativa alla guerra nei Balcani. Vivendo in un paese come il nostro, la Jugoslavia, né io né nessuno dei miei compagni pensava che sarebbe davvero potuto succedere. Eravamo giocatori della Nazionale, rappresentavamo tutto il nostro paese; sentivamo voci, la gente ci parlava, ma quando accadde davvero fu un vero shock. Era un momento strano, perché nelle repubbliche avevano preso il potere politici di stampo nazionalista; era successo ovunque, in Serbia, in Croazia, in Bosnia. Di sicuro in quel momento c’erano persone che non erano contente di vivere nella stessa nazione, ok; ma perché decidere tutto con una guerra? Non esiste una persona sola che ne abbia avuto la responsabilità, ma tante persone di diversi paesi che nello stesso tempo hanno provocato tutto quell’orrore. La guerra è la cosa peggiore del mondo, perché la gente non ha la possibilità di vivere una vita normale, come sta accadendo ora in quella merda che sta succedendo tra Russia e Ucraina, due popoli che erano fratelli. E non si riesce mai a capire davvero di chi sia la colpa, chi prenda quel tipo di decisioni folli sulle spalle di interi popoli. L’unica cosa chiara è il motivo per il quale cominciano le guerre nel mondo. Per dire, che interesse può avere un paese come gli Stati Uniti in Iraq, in Afghanistan? Soldi! Si citano sempre altri motivi, ma gli interessi reali sono sempre i soldi. La guerra è sempre un disastro, anche solo la perdita di una singola vita è un disastro.
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Libro: 'Jugobasket. Tre generazioni leggendarie' (pag. 154)
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