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Ball

Željko Obradović

...nel 1988 arrivò per me il massimo del riconoscimento, Duda Ivković mi chiamò per giocare nella sua squadra nazionale. Cosa potevo chiedere di più? Giocavo a basket per onorare la nostra città e il nostro paese; e con la Nazionale ho giocato le Olimpiadi a Seul, dove siamo arrivati in finale, abbiamo fatto il Campionato del Mondo di Buenos Aires. Rispetto ai miei compagni di Nazionale ero più vecchio, e tutti loro capirono subito che volevo essere un allenatore anche quando giocavo, e mi diedero fiducia come persona e come compagno di squadra. Il mio ruolo è sempre stato quello di leader, anche in una squadra con gente come Kukoč, Rađa, Vranković, Petrović, Komazec, Zdovc, Perasović, oltre ai miei compagni del Partizan. Ma era il pensiero di Ivković, era lui a volere che fossi un leader. Non ero un giocatore del loro livello, chiaro, ma ero un giocatore che pensava come point guard, che sapeva cosa voleva l’allenatore e se qualcuno usciva dagli schemi il mio lavoro era andare da lui e dirgli: «Ehi, cosa stai facendo?». Ivković voleva proprio questo da me, che facessi giocare la squadra come voleva lui, nonostante avessi compagni che erano grandissimi giocatori oltre che grandissime persone.
Arijan Komazec | Dino Rađa | Dražen Petrović | Dušan Ivković | Jure Zdovc | KK Partizan Beograd | Stojko Vranković | Toni Kukoč | Velimir Perasović | Yugoslavia | basketball
Libro: 'Jugobasket. Tre generazioni leggendarie' (pag. 152-153)
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