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Ball

Ettore Messina

È per questo che l’autodisciplina, l’unica che funzioni davvero, è figlia della responsabilità. Poi è chiaro che una squadra non può fare a meno di regole, mica predico anarchia o spontaneismo, ci mancherebbe. «Disciplinato» non significa però «capace di eseguire alla lettera gli ordini di un poliziotto che sorveglia». Si tratta invece di capire cosa serve alla squadra (il che presuppone capacità e competenza) e sentirsi responsabili di apportare quel contributo, quello utile al gruppo. È disciplinato quell’attaccante che sa capire chi è nella migliore posizione per fare un tiro. E se quel giocatore è lui, passare non significa essere un bravo soldato ma rifiutare la propria responsabilità. Autodisciplina, durezza mentale e voglia di sacrificarsi in difesa sono i tratti che le squadre vincenti di qualsiasi livello e continente hanno in comune, e non può essere un caso.
basketball | mental toughness | responsibility | self-discipline
Libro: 'Basket, uomini e altri pianeti'
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